I nostri attori

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Andrea Abati

Aiuto regista dei Saltapasti e regista dei Quintastorta. ALTRE NOTE

Andrea Ridolfi

L’unica cosa per cui non era necessario che iniziasse a fare teatro era vincere la timidezza, anche se poi ha capito che sul palco essere estroversi aiuta fino a un certo punto. Teme gli errori che può fare, ma, come dice sempre, “andare in scena non ha prezzo”.

Ama ogni momento della vita dell’attore, anche quello delle prove, perché considera la compagnia una seconda famiglia, che fa fatica a lasciare anche solo per andare in vacanza, con cui condivide le ansie, le paure e la passione. I ruoli gli piacciono tutti e ogni volta affrontarne uno nuovo è una piacevole scoperta. Ma sogna, prima o poi, una parte “en travesti”.

Pietro Bonelli

Ha scoperto la vocazione d’attore quando, durante una cena e tra una risata e l’altra, un regista teatrale gli ha fatto notare che il suo posto era su un palcoscenico. Lo ha preso in parola e da quel momento non ha più smesso.

Sul palco ama lasciare la sua impronta in ciascuno dei personaggi che interpreta, infondendogli un po’ del suo spirito gioviale, oppure anche solo aggiungendo qualche battuta non prevista a copione. Gli piace entrare in sintonia con il pubblico, che cerca di coinvolgere spesso sfondando la quarta parete, ma è la sua capacità di entrare in sintonia con il gruppo che lo rende tanto benvoluto all’interno della compagnia.

Patrizia Marogna

Non bisogna farsi ingannare dalla sua apparenza pacata e dal suo sguardo un po’ trasognato, e nemmeno dalla sua convinzione di essere, sul palco, sempre troppo insicura. L’energia di Patrizia emerge sin dalle prime prove insieme alla sua disciplina, quando arriva col copione già quasi tutto a memoria e le idee chiare su come proporre il suo personaggio.

E’ convinta che il teatro sia magia e che l’attore abbia il compito e il potere di trasmetterla, raccontando al pubblico le emozioni e la storia del personaggio. E nel trasmettere questa magia alla sua maniera, mettendo nei suoi personaggi un po’ della sua pacata, eterea dolcezza, Patrizia potrebbe davvero essere una fata dei boschi. O una specie di Maga Magò. A cui è impossibile non affezionarsi.

Marcella Unia

Oltre a recitare, supporta le attività di tesoreria. ALTRE NOTE

Cristina Avidano

Ha iniziato per gioco, dice, per acquisire sicurezza. Eppure chi la conosce la definirebbe un vulcano di energia, un’amica piena di idee e voglia di stare insieme, accogliente e coinvolgente.

Il momento del teatro che preferisce è quando sta per entrare in scena e lei e il personaggio diventano una cosa sola. Fino all’istante prima, concentra in sé tutti i sintomi dell’attore in preda al panico: scruta il pubblico da dietro le quinte, controlla il vestito, ritocca il rossetto, sente la vista annebbiarsi, il cuore che batte, le mani che tremano. Quand’è sull’orlo dello svenimento, il sipario si apre e la magia comincia e Cristina non è più Cristina ma un personaggio ogni volta diverso, capace di vivere le paure, le gioie e le speranze richieste dal ruolo, sperimentando se stessa senza le inibizioni della vita reale. E in quel momento ogni cosa per lei prende forma e senso.

Enrico di Rosa

Il teatro per lui è iniziato da giovanissimo, recitando con i suoi coetanei della parrocchia in uno spettacolo portato in scena dagli animatori. La timidezza di ogni giorno sconfitta interpretando un ruolo che scatena applausi e risate, l’emozione dell’attore che si scambia con quella del suo pubblico: ecco la magia del teatro, scoperta quel giorno e di cui non ha più potuto fare a meno.
Ama l’adrenalina prima di entrare in scena e perfino il timore di non essere all’altezza. Ama la condivisione emotiva che unisce gli attori della compagnia. La sua idea di teatro si rivolge a un pubblico di qualsiasi età, cultura e ceto sociale. Un teatro che stupisca, ma che non sia banale… come un’opera della pop-art.

Chiara Pollastro

Dice di amare il teatro perché le permette di esplorare mondi nuovi ed esotici fatti di sogni, emozioni ignote e intense. Mettendo per un istante da parte la vita reale, le piace vivere per qualche ora nella magia pura del mondo ricreato dagli attori nella rappresentazione.

Affronta con entusiasmo ogni nuovo personaggio come una sfida in cui sperimentare qualcosa di diverso, anche se in ciascun ruolo porta quell’entusiasmo, quell’allegria e quella frizzantezza che sono i suoi marchi distintivi anche e specialmente nella vita reale.

Stefano Brunetti

ALTRE NOTE

Giulia Caternolo

Racconta che da piccola il suo gioco preferito era inventare storie melodrammatiche e di recitare nei panni dei suoi protagonisti.

Era, dice, una bimba egocentrica ma anche molto sensibile. Un’ambivalenza che emerge anche nella Giulia di oggi, nel suo approccio al gruppo e al palco: estroversa ma anche introspettiva, le piace mettersi in mostra, ma al tempo stesso è rispettosa e umile.

Come un girasole.

Oltre a recitare, è il riferimento dei Saltapasti nel pensare e organizzare la presenza ‘social’ della compagnia.

Marco Goglio

Arrivato al teatro quasi per caso, gli piace studiare i personaggi, costruire la loro storia e cercare di renderla coerente con l’opera. Lo preoccupa la memoria ma forse per questo è sempre tra i primi ad arrivare alle prove senza copione.

Per lui recitare è una piccola avventura fantastica, che inizia con la scoperta del personaggio alla prima lettura e continua con la sua evoluzione a ogni prova e rappresentazione.

Ha scoperto di considerare altrettanto reale il personaggio interpretato e studiato profondamente, quanto le persone della vita “reale”, che molte volte recitano personaggi che si sono scelti senza cognizione di causa.

Erica Bonanno

Co-referente “social” della compagnia. ALTRE NOTE

Gabriele Bonaldo

Ha debuttato come attore da piccolo, quando la mamma gli chiese se avesse mangiato lui tutti i biscotti. Tradito dalla indigestione, non si perse d’animo e decise di affinare la tecnica per puntare più in alto: l’ultima fetta di torta.

La sconfinata passione per i personaggi molto colorati e caratteristici lo porta a uno studio approfondito nei minimi dettagli per prepararsi, e una simile immersione totale fa sì che ogni personaggio, alla fine della messa in scena, gli lasci dentro un pezzo di sé.

Prima di salire sul palco le sue reazioni sono tra le più disparate (o disperate): dal bicchierino propiziatorio al colpo di sonno, all’espletamento compulsivo di funzioni corporali con il metodo goccia-goccia fino all’apatia assoluta.

Francesca DI Ianni

Dopo essersi sentita ripetere una volta di troppo “Sei molto teatrale!”, iniziò a recitare per capire se “l’essere teatrale” (1) era davvero una parte di lei non ancora scoperta (2) potesse essere una cosa positiva. Il responso fu: sì, e di nuovo: sì. Ha iniziato per gioco salvo scoprire che quel gioco le piace… e che dà dipendenza. “Salire su un palco”, dice, non è molto diverso dal farsi un giro su una giostra: attendi il tuo turno, scherzando con gli amici, e l’istante prima di salire, ti si annebbia la vista e hai una stretta allo stomaco”. Ogni volta sale sul palco come su una giostra e comincia il giro. Pochi secondi a disposizione per ricomporsi e recuperare il fiato… poi il terrore diventa adrenalina pura. Alla fine di ogni spettacolo si sente piena di energia, come scendendo da una giostra “pericolosa”. E ogni volta non vede l’ora di ricominciare.
Nel frattempo ha controllato il significato di “essere teatrale”: col teatro pare c’entri poco e nulla. Ma in fondo cambia poco: quanto è bello fare teatro?

Alessio Emilio

ALTRE NOTE

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